martedì 31 gennaio 2012

Come riconoscere i moderni schiavisti

L’ossessione sui tagli alla spesa è l’unica piattaforma politica proposta agli italiani. E’ curioso sottolineare come tutti i profeti che diffondono il verbo del rigore e dell’austerità vivano una personalissima condizione di ricchezza sfrenata. Da giovane matricola di Giurisprudenza, studente in quella Università di Bologna ora al centro di sacrosante polemiche, rimasi molto colpito dall’art.810 del nostro codice civile che, aprendo il libro terzo dedicato “alla proprietà”, spiega :” Sono beni le cose che possono formare oggetto di diritti”. Di primo acchito, ad una lettura superficiale, tale norma potrebbe risultare trascurabile. A ben guardare invece contiene una definizione indispensabile. Perché mai il codice definisce beni le cose che possono formare oggetto di diritti? Perché i beni sono finiti. E perciò, a differenza dell’aria che respiriamo e dell’acqua del mare, è indispensabile stabilire un insieme di norme che ne regolino l’uso, la proprietà e il possesso. Se i beni sono finiti, e lo sono certamente, chi ne pretende per sé una porzione di molto eccedente il massimo soddisfacimento esponenziale di qualsiasi bisogno necessario o voluttuario è in re ipsa un avversario del diritto naturale e un nemico dell’uomo. Gli speculatori miliardari in genere bollano queste considerazioni come rigurgiti populistici. Niente di più falso. Si tratta di una semplice considerazione matematica. Con questo non intendo affatto demonizzare la ricchezza, ci mancherebbe altro, né penso che all’origine di ogni fortuna debba esserci necessariamente un crimine (anche se la percentuale probabilistica in merito non deve essere poi così irrilevante). Ma una cosa è il benessere, un’altra l’avidità. Un sistema pensato esclusivamente per permettere a chi ha di avere sempre molto di più, togliendo contestualmente ai poveri anche il poco rimasto è molto più di un reato: è un crimine contro l’umanità. Il processo politico che stiamo vivendo è tutto rinchiuso intorno a questo malsana suggestione. I ricchi e i potenti hanno dichiarato guerra ai poveri e la stanno vincendo. Il concetto di merito in tutto questo non c’entra nulla. Le casate nobiliari che prosperano sulle pelle dei cittadini inermi non sono in genere migliori di nessuno. Si limitano, al più, ad usare con navigata sapienza le infinite armi che il denaro mette loro a disposizione fomentando guerre tra gli ultimi o predisponendo bersagli di comodo in caso di malessere dilagante. Demonizzare tutto ciò che è pubblico, adorare le virtù salvifiche di un mercato senza regole, non riconoscere allo Stato il suo sacrosanto dovere di intervenire per ovviare alle naturali storture che un sistema senza mano pubblica giocoforza produce, significa semplicemente schierarsi a viso aperto dalla parte dei moderni negrieri. E’ facilissimo riconoscere chi vuole ridurre il popolo in ceppi. Basta ascoltarli. Predicano sacrifici, rigore e austerità per gli altri, rivendicano per sé agi, lussi e onori immeritati, sempre pronti ad impartire lezioni non richieste direttamente dall’abisso delle loro sporche coscienze. Imparare a riconoscerli è già un buon punto di partenza.

Francesco Toscano

Morto Mons. Schivo, Giusto tra le Nazioni

Nel tardo pomeriggio di lunedì 30 gennaio 2012, nella propria abitazione di Città di Castello (PG) è morto don Beniamino Schivo.

Nato a Gallio (VI) il 28 giugno 1910, figlio di Luigi e Teresa Finco, venne accolto nel seminario di Città di Castello dal vescovo beato Carlo Liviero, che in precedenza era stato parroco proprio a Gallio (nella diocesi di Padova).

Nella sua opera sacerdotale fu legato alle “Piccole ancelle del Sacro Cuore”, figlie spirituali del beato Carlo Liviero. Dal 1935 al 1985 fu responsabile della “Scuola parificata vescovile”, oggi “Scuola Sacro Cuore”, fondata dal Liviero nel 1910 e fino al 1965 fu confessore delle novizie. Seguì anche l’iter della causa di beatificazione di Carlo Liviero, conclusasi il 27 maggio 2007, prima come vicepostulatore e poi come postulatore fino al 2000.

Durante il passaggio del fronte bellico attraverso l’Alta Valle del Tevere, nell’estate del 1944, rimase in città per aiutare la popolazione e consentì la fuga di una famiglia ebrea tedesca Korn composta da Paul, sua moglie Johanna e la figlia Ursula (poi Selig) con l’aiuto di un giovane prete attraverso le colline per sfuggire ai soldati tedeschi. Vennero nascosti per alcune settimane in un convento, che fu poi trasformato in un ospedale per soccorrere i feriti, e successivamente vissero in una soffitta quotidianamente riforniti di alimenti proprio da Mons. Schivo.

Per questo ha ottenuto il riconoscimento di giusto tra le nazioni da parte della “Fondazione Yad Vashem” di Gerusalemme nel 1986 e la medaglia d’oro al valor civile, consegnatagli dal Presidente della Repubblica Italiana il 24 gennaio 2008.

Il 16 giugno del 1983 papa Giovanni Paolo II lo nominò protonotario apostolico soprannumerario.

Medaglia d'oro al valor civile:

«Sacerdote di elevate qualità umane e civili, nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, in atto le persecuzioni razziali, con eroico coraggio ed encomiabile abnegazione, aiutava una famiglia tedesca di origine ebrea a fuggire da Città di Castello, dove era stata internata, procurandole successivamente nascondigli, cibo e capi vestiario. Mirabile esempio di coerenza e di rigore morale fondato sui più alti valori cristiani e di solidarietà umana.»*

1943-1944 / Città di Castello (PG)

*Motivazione del conferimento della medaglia d’oro a mons. Beniamino Schivo, 13 gennaio 2008, da quirinale.it

Provincia Italiana: Cosa me ne faccio dell’Arte?

Sabato 4 febbraio 2012, dalle ore 11.00 alle ore 13.00 - Spazio Monotono - Viale Milano 60, Vicenza

Ultimo appuntamento del calendario di Provincia Italiana, il laboratorio permanente di ripensamento del territorio veneto ideato e organizzato da Fuoribiennale e Centro Studi Usine. Si chiude così il ciclo della seconda edizione con il seminario “Cosa me ne faccio dell’arte? Al lavoro e nella vita quotidiana” a cura di Art For Business, che si terrà sabato 4 febbraio, dalle ore 11.00 alle ore 13.00, presso Spazio Monotono, in viale Milano 60.

Patendo dalla ricerca che ha dato origine al libro “Cosa me ne faccio dell’arte? Al lavoro e nella vita quotidiana”, edito da Umberto Allemandi & C. in collaborazione con Art For Business, è stata intavolata una riflessione sulla qualità della fruizione artistica nella vita quotidiana. Nasce il desiderio di capire cosa accade quando ci troviamo di fronte ad un’opera d’arte contemporanea. Perché si visita una mostra? Quali reazioni cognitive, emotive e sensoriali suscitano le opere? Quanto sono importanti le conoscenze storico-culturali nella fruizione artistica?
Lo studio, condotto a partire dall’aprile 2009, mostra la scarsa conoscenza su come oggi le persone visitano le mostre e sul valore di questa esperienza nella vita quotidiana e nella sfera lavorativa . Comprendere cosa il pubblico “porta a casa” dopo una visita permette di convertire il momento ricreativo in occasione di apprendimento e sviluppo individuale.

Due indagini qualitative, rivolte ad un campione di 100 persone e di 50 artisti, hanno dimostrato che le domande sono diventate spunti di conversazione e occasione per riavvicinare e mettere a confronto i due poli del processo artistico, chi fruisce l’arte e chi la produce.

La principale consapevolezza che emerge da questo primo lavoro di ricerca è la difficoltà da parte del pubblico di costruire una relazione intima e profonda con le opere, relazione che genera cambiamenti nelle abitudini emotive e cognitive. Gli artisti, dal canto loro, mostrano il desiderio di portare contributi attivi nell’immaginario e nella quotidianità delle persone.

Con l’intento di comprendere il dialogo fra queste due esperienze, Provincia Italiana ha organizzato un incontro coinvolgendo personalità del mondo della cultura, della ricerca e del business. Il workshop moderato da Cristiano Seganfreddo, direttore di Fuoribiennale e Innov(e)tion Valley, è introdotto da Valeria Cantoni, presidente di Art For Business, e vede la partecipazione dell’artista Diego Marcon e di due collezionisti, l’architetto Flavio Albanese e l’imprenditore Luigi Bonotto. Conclude Catterina Seia, cultural manager e membro scientifico di Art For Business.

I workshop sono gratuiti e a numero chiuso. Per prenotazioni e informazioni: tel. 0444.327166 - info@fuoribiennale.org

Vincenzo Rubano, 'Don Chisciotte' della rete

Riceviamo e siamo lieti di pubblicare:

Il servizio del Censimento on-line dell’Istat è nella lista nera di siti e programmi inaccessibili ai ciechi. Da oggi il servizio “Ti tengo d’occhio” denuncerà pubblicamente tutti i disservizi e le discriminazioni

Ecco, ci siamo, dopo un impegnativo periodo di lavoro il servizio “Ti tengo d'occhio” è finalmente on-line. Da oggi l'accessibilità è una questione che riguarda tutti. Sono passati circa due mesi da quando la mia scuola, l'Istituto Tecnico “Costa” di Lecce, ha annunciato la mia intenzione di creare “Ti tengo d'occhio” per denunciare pubblicamente programmi e siti poco o per nulla accessibili, ovvero programmi e siti che non possono essere utilizzati dalle persone non vedenti attraverso le tecnologie assistive (screen readers, barre Braille, ecc.). Oggi quell'annuncio si è trasformato in un servizio reale ed è consultabile da chiunque su www.titengodocchio.it.

Mi presento, sono Vincenzo Rubano, ho 17 anni e, come già detto, sono uno studente del Costa. Sono non vedente ed è ormai da tempo che ho deciso di condurre una mia personale lotta spietata all’inaccessibilità. Tutto è iniziato un anno fa con la mia partecipazione all’iniziativa “M’illumino di meno” di Caterpillar su Radio 2. Allora attivai un sondaggio on-line denominato “M'illumino di meno …ma ci vedo di più” con lo scopo di raccogliere informazioni sullo stato dell’arte dell’accessibilità in Italia. Dato il grande successo dell’idea e le numerose esortazioni a continuare a combattere questa battaglia, ho deciso di alzare il tiro creando, appunto, “Ti tengo d'occhio”, uno strumento di denuncia, di sensibilizzazione e di sollecitazione che ha lo scopo di rendere l'accessibilità una questione che riguarda tutti. Il cuore del progetto, raggiungibile all'indirizzo www.titengodocchio.it, prevede la redazione di quella che ho chiamato la “Blind List” (parafrasando la black list), ossia una vera e propria lista nera di programmi e siti poco o per nulla accessibili. Il funzionamento della Blind List è piuttosto semplice: ogni volta che riterrò un programma o un sito poco accessibile (che scopro da me o che mi sarà segnalato) sarà redatto un "report", ovvero una scheda descrittiva dei problemi che ho riscontrato. I report non saranno testi ad alto contenuto tecnico, riservati soltanto agli “addetti ai lavori", ma, al contrario, saranno dei testi accessibili a chiunque. I report potranno inoltre essere liberamente commentati, così che ogni visitatore di “Ti tengo d'occhio” possa esprimere la sua opinione o aggiungere di suo. Nella Blind List potranno rientrare tutti i siti Internet e le applicazioni disponibili per Windows, per IOS (il celebre sistema operativo presente sugli "iDevices", dispositivi come iPhone, iPad e iPod Touch) e per Mac OS X (il sistema operativo dei computer Macintosh). La "caccia" a programmi e siti inaccessibili è aperta a 360 gradi. Chiunque dovesse imbattersi in questo genere di ostacolo potrà segnalarlo sul mio sito compilando semplicemente l’apposito modulo. Oltre a dare risalto alle segnalazioni degli utenti, che verificherò personalmente prima di scrivere il "report", mi impegnerò anche a cercare di contattare gli sviluppatori dei programmi e dei siti segnalati, in maniera tale che possano prendere consapevolezza di ciò che è stato riscontrato e (mi auguro) possano porvi rimedio. Naturalmente, se questo dovesse accadere, ossia che gli sviluppatori si adopereranno affinché i problemi vengano risolti, sarà mia cura segnalare l’avvenuta modifica ed elogiare la sensibilità dimostrata. L'accessibilità universale, ovvero la garanzia che tutti i contenuti presenti su Internet siano fruibili da chiunque, non è una "feature” opzionale, da implementare se e quando lo sviluppatore lo ritenga opportuno. E' un diritto di tutti i non vedenti ed è un dovere per programmatori e progettisti. Fino ad oggi era difficile venire a conoscenza di prodotti inaccessibili, ma ora, con “Ti tengo d'occhio”, si apre uno scenario completamente nuovo e disponibile a tutti. Perché tanto fervore da parte mia su questo tema? Perché, a mio avviso, creare un sito o un programma inaccessibile è, prima di ogni altra cosa, una vera e propria discriminazione. E se poi pensiamo che sia bastata una specifica legge per far sì che tutti i siti delle pubbliche amministrazioni siano accessibili stiamo sbagliando di grosso. Ed il caso Istat lo dimostra! Già, perché persino il sito predisposto per la compilazione on-line dei dati relativi al censimento della popolazione Italiana era inaccessibile. E, nonostante alcuni esperti del settore abbiano segnalato il problema, nessuno ha mosso un dito per risolverlo. Ecco, questo è un tipico esempio di sito degno di cadere nella …Blind List. Ho infatti scritto uno specifico report per questo caso e l’ho intitolato: “Quando innovazione è sinonimo di discriminazione”. Ora, però, quello di cui questo nuovo servizio ha bisogno è la diffusione dell’informazione ed è per questo che scrivo a Voi giornalisti e operatori dei media affinché “Ti tengo d’occhio” possa raggiungere il maggior numero di persone possibili, soprattutto i non vedenti e gli ipo-vedenti, in maniera tale che sappiano che da oggi lo strumento per denunciare questo genere di “discriminazioni” c’è ed è alla portata di tutti. Informo inoltre di aver attivato anche sui maggiori social network (Facebook e Twitter) pagine e profili utili al raggiungimento degli obiettivi.

Riferimenti utili:
Sito di “Ti tengo d’occhio”: www.titengodocchio.it
Il “caso” del Censimento Istat: www.titengodocchio.it/blind-list/censimento-istat-quando-innovazione-sinonimo-di-discriminazione
Su Facebook: www.facebook.com/titengodocchio
Su Twitter: www.twitter.com/titengodocchio

Contatto e-mail: info@titengodocchio.it

lunedì 30 gennaio 2012

Un Governo sotto ricatto

L’Italia trema. Come mai? Sarà per via delle scosse di terremoto che si susseguono una dopo l’altra da una settimana circa al Nord? Anche! Sarà per il freddo intenso che è già presente e che vedrà un’intensificazione nei prossimi giorni, soprattutto al Nord, e successivamente su tutta la penisola? Anche! Motivi per tremare ve ne sono anche altri e tanti. Si trema per la paura di vedersi privati di alcune sicurezze, senza possibilità di un lavoro e quindi di uno stipendio. La paura un po’ ci prende dentro e ancora prima che le cose accadano ci mette in agitazione. Calma e sangue freddo. Si trema si, ma non si cade. Coraggio. Stiamo tremando ma cerchiamo di non lasciarci travolgere dagli eventi.
Ad essere in fibrillazione è sempre la finanza, le borse, lo spread! Tremano le categorie che tramano, scusate il gioco di parole, una serie di scioperi impressionante: farmacie, trasportatori, benzinai, taxisti, medici di base, commesse, avvocati e si potrebbe continuare. Tutti questi scioperi ovviamente colpiranno i cittadini comuni che si vedranno costretti ad ingegnarsi. Vorrei ricordare che il diritto di sciopero è sacrosanto, ma sempre nei limiti del rispetto e della democraticità.
Tremano i cittadini di Atene e di tutta al Grecia. La crisi greca continua ad aggravarsi. C’è il rischio che la Grecia venga commissariata. Ciò potrebbe accadere oggi a Bruxelles dove si tiene il primo vertice Ue del 2012. Vi è estrema incertezza riguardo alla crisi che si sta attraversando. Preoccupa l’euro e la recessione, anche se la situazione dei mercati è migliorata rispetto all’ultimo incontro di dicembre. Le decisioni dei nuovi governi, italiano e spagnolo in fatto di consolidamento di bilancio e di riforme strutturali danno, se non altro, mettono sul tavolo l’impressione di una ritrovata capacità di guida e di determinazione della terza e quarta delle maggiori economie.
L’Italiano in Europa trema un po’ meno dunque, ma pur sempre trema, anche perché è bene non crearsi troppe aspettative, ma neppure essere pessimisti. Nessuno parla, come accadde a dicembre, di vertice “decisivo”, o dell’ultima chance per risolvere la crisi. Niente aspettative esagerate, ma eppure allarmismi infondati dunque. Semmai occorre sano realismo e fondata speranza che la crisi la si attraversa e che se ne uscirà. Nel frattempo ieri hanno tremato gli esercenti di Milano, e si preparino quelli di tutta Italia, di fronte ai controlli contro l’evasione messi in atto dal governo. La Guardia di Finanza ha constatato che un locale su tre non rilascia lo scontrino o la ricevuta fiscali. Sono stati elevati 230 verbali di constatazioni. Non pagare le tasse ed evadere è un vero e proprio male che mette in sofferenza gli onesti e l’economia italiana. Giusto che chi non fa il proprio dovere cominci a pagare il dovuto. Dopo Cortina è toccata alla zona della movida milanese.
Trema pure Mario Monti, anche se sembra saldo, di fatto rischia grosso. Rischia di perdere la fiducia degli italiani e molteplici sono i motivi. Monti era giunto al governo per cominciare a fare seriamente le cose e le intenzioni erano decisamente buone, ma c’è un però… C’è un freno. Lo spauracchio è sempre lui. Egli non è ancora innocuo. Può nuocere ancora e gravemente alla salute dell’Italia. Ancora lui: Silvio Berlusconi da Arcore. Impegnato ora nei suoi processi, ma ancora ben ancorato alla poltrona e al potere. Berlusconi tiene a freno i buoni propositi del governo Monti con il ricatto. Niente patrimoniale, niente aste per frequenze TV e altro ancora in cambio dell’appoggio del PdL.
Per aiutare i “poveri” ora si è reintrodotta la “social card”. Strategia vecchia e presente già nel precedente governo che la inventò. Tale carta produsse più costi che benefici.
Non è così che si acquisisce credibilità e si punta all’equità.
Continuo a nutrire una certa fiducia in Mario Monti e nel suo governo, ma nello stesso tempo vedo come si cerchi di legargli le mani e all’iniziale ventata di novità ora ci sia un rinculo alle posizioni e soluzioni vecchie e stantie. E se Berlusconi facesse cadere il governo? Forse non sarebbe il male maggiore, ma neppure un bene ora come ora. Certo se ne assumerebbe le responsabilità politica a livello nazionale ma anche europeo e mondiale.
Chiediamo a Monti il coraggio di andare fino in fondo, costi quel che costi. Chiediamo a Monti di non remare di fronte al duce di Arcore, è un re nudo ormai e le sue minacce non devono spaventare.
Se non si vedranno atti di coraggio meglio andare alle urne e votare senza paura. Ci penseranno i cittadini a dare uno scossone decisivo nella politica italiana e a fare pulizia in modo definitivo. Tremate gente, ma non mollate! Rivendichiamo il diritto di decidere.

Ivano Maddalena

Mostra a Padova: "L’esprit du geste"

La pittura tradizionale cinese e giapponese di Robert Faure.Padova, Galleria laRinascen​te, dal 7 febbraio al 3 marzo 2012

Bisogna scrivere una pittura e non dipingerla. Il lavoro di Robert Faure, a cui Padova dedica una mostra che sarà inaugurata il 7 febbraio, ore 17.30 presso la Galleria laRinascente, testimonia l’arte tradizionale cinese tch’an, nata all’epoca Tang nel settimo secolo della nostra era, ispirata alla filosofia buddhista e capace di influenzare secoli dopo il Giappone, dove fu praticata dai maestri dello Zen. Questa arte del semplice si basa su poche regole rimaste inalterate nel tempo: sobrietà, vivacità del tratto, capacità di rappresentare la vita fino al suo fremere in ogni cosa. Bambù, paesaggi, animali o figure vengono eseguiti su carta con un unico colore - l’inchiostro nero più o meno diluito - senza possibilità di ritocco, nel tempo della meditazione che precede l’azione. La Mostra è a cura di Marco Favretti in collaborazione con l'Accademia di Aikido e Cultura Tradizionale Giapponese
Robert Faure è un appassionato di cultura orientale, ha fondato in Francia il “Centre d’études des sagesses orientales” centro di studi delle saggezze orientali dove si è dedicato per molti anni all’insegnamento dello yoga. Durante un seminario interculturale incontra un maestro cinese di calligrafia ch’an e rimane affascinato dalla semplicità e dalla forza del suo tratto. Comincia così a praticare quest’arte, perfezionata ulteriormente dall’incontro successivo con un maestro giapponese di Sumi-e. Oggi Robert Faure espone le sue opere e insegna l’arte della calligrafia. Nel 2004 ha pubblicato “L’esprit du geste”, éditions du chêne, in cui guida il lettore passo per passo nell’apprendimento della tecnica ma soprattutto illustra il pensiero legato a questa “arte del semplice”.

7 febbraio - 3 marzo 2012
Galleria la Rinascente - ultimo piano, P.zza Garibaldi
inaugurazione: sabato 7 febbraio, ore 17.30 (nel corso dell'inaugurazione l'artista eseguirà un dipinto con la tecnica tch'an e sumi-e).

Informazioni e biglietti
Orario de laRinascente, ingresso libero.
Settore Attività Culturali - Servizio Mostre tel. 049 8204528
tedeschif@comune.padova.it - http://padovacultura.padovanet.it
www.art-zen.com

La strage dei morti sul lavoro. Rapporto 2011

Oltre sei vittime al mese, almeno una alla settimana. E’ la tragica media delle morti bianche a Nordest nel 2011. Questo il risultato di un anno di rilevazioni operate dagli esperti dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering. E così si arriva a 77 decessi (erano 93 nel 2010 un decremento del 17,2 ). Anche nel 2011 in Veneto il maggior numero di vittime (45 dieci in meno del 2010) ed è al terzo posto nella graduatoria nazionale dopo il primo della Lombardia, e il secondo di Piemonte ed Emilia Romagna, segue in Triveneto il Trentino Alto Adige con 20 casi (erano 29 nel 2010) e il Friuli Venezia Giulia (12, tre in più del 2010). Bolzano continua ad essere la provincia più colpita dal dramma nel biennio (33 morti in due anni sul totale di 170 rilevati a Nordest - uno su sette). IL 40,3 per cento delle vittime sul lavoro ha trovato la morte nei campi (oltre il 44per cento nel 2010), Il 18,2 per cento nell’edilizia. la fascia d’età più a rischio è quella tra i 45 e i 54 anni. Gli stranieri sono il 13,2 per cento (10 casi) erano il 12 per cento di tutte le vittime del lavoro a Nordest nel 2010.

Mestre - Sono state 77 le vittime del lavoro nel 2011, oltre 6 al mese, almeno una ogni settimana dell’anno. E’ una media inquietante che aiuta, però, a concretizzare un’emergenza, quella delle morti bianche a Nordest. E sebbene nel 2011 in Triveneto sia stato rilevato un decremento degli infortuni mortali del17,2 per cento, i livelli d’allarme rimangono piuttosto elevati. Tant’è che il Veneto con 45 decessi nel 2011 e 55 nel 2010 continua a restare sul podio nazionale per numero di vittime secondo le elaborazioni degli esperti dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre. Diminuite anche le morti bianche in Trentino Alto Adige (erano 29 nel 2010 e sono scese a 20 nel 2011), mentre in Friuli Venezia Giulia si sono registrate tre vittime in più nel 2011 (12 contro le 9 del 2010).

Sul fronte delle incidenze, ovvero considerando il numero delle vittime rispetto alla popolazione lavorativa il dato peggiore a Nordest è quello del Trentino Alto Adige (42,6 contro una media nazionale di 24,2), seconda maglia nera nell’area nordorientrale spetta al friuli Venezia Giulia (23,6) e ultimo è proprio il Veneto con un indice di 21,3 ed uno dei tre più virtuosi di tutto il Paese insieme a quello di Lombardia (16,8) e Lazio (15,5).

La provincia più colpita a Nordest (e anche una delle più colpite su scala nazionale è Bolzano con 13 morti (erano 20 nel 2010) mentre seconda è Venezia (9 – cinque in più del 2010), terza è Treviso (8 - due in meno del 2010), Belluno, Padova e Trento (7), a Vicenza sei le vittime (la metà dei casi registrati nel 2010), cinque quelle di Rovigo (erano tre nel 2010) quattro a Udine, tre a Verona, Gorizia e pordenone; due i decessi registrati a Trieste.

Nell’ambito delle incidenze rispetto alla popolazione lavorativa e quindi dell’effettivo valore del rischio morti bianche è Belluno a dare i risultati più sconfortanti nel 2011 con un indice di 77,2, seguita da Bolzano (54,1), da Gorizia (52,9) e da Rovigo (48,4).

L’agricoltura il luogo di lavoro più colpito con il 40,3 per cento delle morti bianche del Nordest nel 2011 (erano il 44,1 per cento nel 2010). I morti nei cantieri edili invece sono il 18,2 per cento (nel 2010 erano il 20,4). A distanza si trovano le percentuali delle morti bianche rilevate nel commercio e delle attività artigianali (13 per cento, praticamente il doppio rispetto al 20120 quando si arrivava al 7,5 per cento); e poi ci sono i trasporti, magazzinaggi e comunicazioni (5,2 per cento erano il 6,5 per cento nel 2010).

Le fasce d’età maggiormente coinvolte nel dramma sono equamente quella compresa tra i 45 e i 54 anni e tra i 55 e i 64 anni (19 casi per entrambe).
La caduta dall’alto di gravi e quindi la morte per schiacciamento ha riguardato il 24,7 (22,6 per cento nel 2010) per cento dei decessi sul lavoro a Nordest, il 22,1 per cento delle vittime sono morte cadendo dall’alto era il 23,7 per cento nel 2010), il 20,8 per cento per il ribaltamento di un veicolo o mezzo in movimento (il 22,6 nel 2010).

Gli stranieri rappresentano il 13,2 per cento dei decessi (il 12 per cento nel 2010).

Mentre le donne che hanno perso la vita al lavoro nel 2011 a Nordest sono 3 (4 nel 2010) su 18 decedute in tutto il Paese. Una ‘croce rosa’ su sei è a Nordest.

Al via la nuova edizione del premio nazionale dedicato all'economista Manlio Resta

L’iniziativa, promossa dalla Fondazione intitolata al grande teorico, è lanciata in tandem con la storica Rivista di Politica Economica - RPE. Il concorso è rivolto ai laureati in Economia. In palio 3.000 euro alla Tesi più innovativa. Le selezioni saranno aperte fino al 31 maggio 2012.

Mantenere salda la memoria dell’illustre economista italiano, cofondatore della Libera Università di Verona, Manlio Resta, premiando la passione e l’impegno di chi affronta lo studio e l’analisi di teorie complesse e innovative con stimolo e coraggio. Sono queste le ragioni che hanno spinto la Fondazione e il suo presidente, Vanni Resta a rilanciare, per il secondo anno consecutivo, il bando di concorso nazionale del valore di 3.000 euro da destinarsi a un progetto di tesi in materia economica: un prestigioso riconoscimento al merito accademico e un’importante occasione di visibilità per i laureati più promettenti.

Per concorrere all’assegnazione del premio, gli elaborati dovranno affrontare esclusivamente argomenti riferiti ai seguenti campi di studio: Economia politica, Politica economica, Scienza delle finanze, Storia del pensiero economico, Economia applicata, Economia degli intermediari finanziari e Storia economica. Saranno ammessi alle selezioni i progetti di tesi discussi nelle università italiane, da studiosi che abbiano conseguito un diploma di laurea specialistica a ciclo unitario o magistrale negli anni accademici 2009-2010 o 2010-2011, con un punteggio non inferiore a 110/110.

La valutazione sarà affidata a una Commissione composta da esperti nominati dal Consiglio di Amministrazione della Onlus e per la prima volta, quest’anno, previa esplicita richiesta alla Fondazione, potranno concorrere all’ambito riconoscimento anche le tesi dei cinque vincitori del Premio “Angelo Costa” 2012, istituito dalla Rivista di Politica Economica - RPE, una delle più antiche pubblicazioni italiane di analisi e ricerca finanziaria.

Questa iniziativa congiunta è stata indetta per celebrare lo storico sodalizio intercorso tra lo studioso e la rivista, dal 1949 al 1982: una collaborazione proficua e ininterrotta che portò alla divulgazione di numerosi saggi e articoli autorevoli. La proclamazione avverrà a giudizio inappellabile entro il 31 dicembre 2012 e in occasione della premiazione, il vincitore sarà chiamato a illustrare pubblicamente il suo elaborato.

Tra i progetti che avranno accesso alla valutazione finale, la commissione si riserva, inoltre, di individuare un massimo di quattro tesi meritevoli di menzione.
Per accedere alle selezioni è necessario sottoporre la propria candidatura alla Segreteria della Fondazione di via Castiglione del Lago 57 - 00191, Roma e all’indirizzo e-mail premio.laurea@fondazioneresta.it, entro e non oltre il 31 maggio 2012, secondo le modalità indicate sul sito www.fondazioneresta.it.

Manlio Resta è stato uno dei più illustri economisti e teorici italiani di respiro internazionale. Professore universitario dal 1933 al 1978, è stato titolare di cattedra e ricercatore in diversi atenei e istituti scientifici italiani e stranieri tra cui i prestigiosi: Massachusetts Institute of Technology e Yale University. Ha inoltre, ricoperto la carica di direttore dell’Istituto di Economia Politica di Roma ed è annoverato tra i cofondatori della Libera Università di Verona, assieme all’allora sindaco della città scaligera, Prof. Giorgio Zanotto. Autore di numerosi scritti di teoria della produzione e di analisi della struttura dei sistemi economici, nel corso degli anni, ha contribuito alla divulgazione del pensiero economico con la pubblicazione di articoli e saggi in collaborazione con accreditate testate di settore, come la Rivista di Politica Economica e Metroeconomica che ha diretto per anni, coadiuvando la sua diffusione su scala internazionale. Dal 1959-66 ha svolto funzioni di progettazione economica, dapprima, in veste di consulente per l'O.N.U. e in seguito, come esperto di programmazione regionale per le aree del veronese e della provincia di Gorizia e Trieste. Negli anni Sessanta, grazie ai suoi studi in materia di “Produttività e Progresso Tecnico” è stato nominato coordinatore di un gruppo di ricerca dal C.N.R., incarico che gli ha permesso di entrare a far parte del Comitato Tecnologico del Centro Nazionale di Ricerca.

domenica 29 gennaio 2012

Secondo appuntamento con Provincia Italiana

Venerdì 3 febbraio a Vicenza workshop su: “ Cooperazione pubblico e privato nella Cultura. La fondazione di partecipazione è una risposta giuridica efficace?”.

Continua il ciclo di appuntamenti di Provincia Italiana, il laboratorio di ripensamento del territorio veneto ideato e organizzato da Fuoribiennale e Centro Studi Usine. Venerdì 3 febbraio alle 18.30 presso Palazzo Baggio Giustiniani, in contrà San Francesco 41, si terrà il workshop “Cooperazione pubblico e privato nella cultura. La fondazione di partecipazione è una risposta giuridica efficace?” a cura di Provincia Italiana con la collaborazione de il Giornale dell’Arte - Fondazioni.Il veicolo giuridico della Fondazione di partecipazione nella gestione dei beni e degli investimenti culturali sta conoscendo una veloce estensione nella numerosità dei soggetti e nella profondità delle azioni, complici la contrazione delle risorse disponibili, i patti di stabilità e quindi le indispensabili razionalizzazioni e cooperazioni tra soggetti pubblici e privati in principio di sussidiarietà. Non sempre le operazioni di trasformazione, che si traducono in una struttura organizzativa, hanno dato gli esiti auspicati e le variazioni di strategia non sono indolori. Provincia Italiana ha colto tale sollecitazione con l’intento di organizzare una giornata di studio su questo tema. L’obiettivo è quello di consentire agli amministratori pubblici, ai dirigenti ai responsabili delle istituzioni culturali di confrontarsi con esperti e comprendere presupposti, meccanismi, governance, valenze e criticità nell’adozione di uno strumento che può rivelarsi una soluzione efficace se sussistono i prerequisiti di sostenibilità.


Durante il talk interverranno Ugo Bacchella, presidente della Fondazione Fitzcarraldo che delineerà lo scenario evolutivo atteso del contesto culturale, Enrico Bellezza, già notaio e professore del corso universitario in Turismo di Lucca, ideatore della Fondazione di partecipazione, Francesca Lazzari, assessore alla progettazione e innovazione del territorio e alla cultura di Vicenza, Cristian Valsecchi, segretario generale Amaci, che illustrerà la rapida conversione dei musei di arte contemporanea al veicolo giuridico in esame, Adriano Da Re, segretario generale della Fondazione Torino Musei, best practice di una realtà che ne incorpora altre, pronta a diventare una «superfondazione», Silvano Spiller, vice presidente della Fondazione Cariverona, ente di origine bancaria, che si focalizzerà sulla politica di erogazione di questi enti centrali.
Apre lo scenario Cristiano Seganfreddo direttore di Fuoribiennale e Innov(e)tion Valley; modera Catterina Seia direttore del Rapporto annuale e del Giornale delle Fondazioni del Giornale dell’Arte. Provincia italiana conclude il suo ciclo d’incontri con l’ultimo appuntamento previsto per sabato 4 febbraio: “Cosa me ne faccio dell’arte? Al lavoro nella vita quotidiana”, una riflessione sulla fruizione dell’arte nella vita quotidiana e nella sfera lavorativa, edito da Umberto Allemandi & C. in collaborazione con Art For Business.

Provincia italiana è un progetto di Fuoribiennale e Centro Studi Usine, promosso da C4-Centro Cultura Contemporaneo Caldogno, sostenuto da Fondazione Cariverona e made in Innov(e)tion Valley. E’ patrocinato dal Consiglio Regionale del Veneto e dalle Province di Belluno, Padova, Treviso e Vicenza e realizzato in collaborazione con Festival Comodamente, Guanxinet e Salottobuono. Partecipano a Provincia italiana 2011 i comuni di Santorso, Schio, Torri di Quartesolo, Valdagno, Vicenza, l’Unione del Camposampierese e gli ambiti dell’Alta Marca Trevigiana. Consigliere di progetto è il team CulturALI composto da Flavio Albanese, Pier Luigi Sacco, Cristiano Seganfreddo e Catterina Seia. Mediapartner di Provincia Italiana sono: Corriere del Veneto, ! – Innov(e)tion valley Magazine, Nordesteuropa e Radio Padova.

Il workshop è gratuito e a numero chiuso.
Per prenotazioni e informazioni: tel. 0444.327166 - info@fuoribiennale.org

CONSIGLI LIBRARI N.103

Gadda e Pasolini: antibiografia di una nazione. Con 2 DVD
Gifuni Fabrizio; Bertolucci Giuseppe
€ 16,90
2012, 80 p.
Minimum Fax

Fabrizio Gifuni, uno dei nostri migliori attori di cinema, teatro e televisione (lui l’incredibile Franco Basaglia nella “Città dei matti”, lui il prossimo Aldo Moro in “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana, lui Nastro d’argento per “La meglio gioventù” e Premio Ubu 2011) ha deciso negli ultimi dieci anni di dedicare un feroce inno d’amore al nostro paese, un’antibiografia personale e collettiva, mettendo in scena il suo rapporto di passione e disincanto per una terra guasta come l’Italia. L’ha fatto senza risparmio, con il suo corpo e la sua voce, in centinaia di repliche, dando vita ad alcune tra le più incredibili performance attoriali che abbiate mai visto. E l’ha fatto con le parole di Pasolini e Gadda, utilizzando la loro esperienza linguistica irresistibile e la loro urticante, lucidissima forza di pensiero. Il cofanetto “Gadda e Pasolini: antibiografia di una nazione” racchiude i due spettacoli che sono la summa di questo percorso. “‘Na specie de cadavere lunghissimo” e “L’ingegner Gadda va alla guerra” - scritti e portati sulla scena con la collaborazione di un altro gigante del teatro e del cinema come Giuseppe Bertolucci - riescono a trovare proprio nei testi non narrativi o teatrali di Pasolini e Gadda (dagli “Scritti corsari” ai “Diari di guerra e di prigionia”) una potenza drammatica medita. Il risultato è una creazione artistica che non vuole essere mai intrattenimento, catarsi ridotta a spettacolo, ma la rivi vificazione di un rito, la condivisione di un’esperienza di conoscenza. Toccherà anche a noi spettatori allora non sentirci semplicemente un pubblico, ma partecipa re a questo rito come una comunità, di cittadini, di corpi, di menti e cuori pulsanti.

Malapolizia. Un'inchiesta-verità sulle morti di Stato che svela tutti i retroscena degli abusi di potere da parte delle forze dell'ordine
Chiarelli Adriano
€ 9,90
2011, 281 p., rilegato
Newton Compton (collana Controcorrente)

Come può un normale intervento di polizia trasformarsi in un omicidio di gruppo? Qual è il confine tra ordine pubblico e abuso di potere, superato il quale anche un uomo in divisa può arrivare a uccidere? Le vicende di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva e di molti altri ancora sollevano inquietanti interrogativi sull'operato delle Forze dell'ordine in Italia, e svelano scenari di brutalità e violenza che si credevano ormai superati, soprattutto dopo il G8 di Genova. La lista delle vittime di Stato però, è molto più estesa: nelle camere di sicurezza delle questure, nelle celle dei penitenziari o semplicemente per strada, l'elenco dei morti e dei feriti continua ad allungarsi ogni settimana, insabbiato da silenzi e omertà istituzionali. Attraverso materiali inediti, interviste ai familiari e atti giudiziari, questo libro ricostruisce pestaggi e violenze sui quali non sempre si ha interesse a gettare luce, e che rischiano di incrinare irreparabilmente la rispettabilità dei "tutori dello Stato" e la credibilità di certa giustizia italiana.

Breve storia del sindacato in Italia. Lavoro, conflitto ed emancipazione
Bevilacqua Piero
€ 14,00
2012, 276 p.
Ediesse

Il libro si propone come strumento didattico sulla storia del sindacato in Italia dalle origini ai giorni nostri, con un approccio sintetico che guarda con occhio comparativo sia ai modelli che alle principali esperienze storiche in campo europeo. La prima parte si concentra sulle formulazioni teoriche elaborate da Marx, Lenin, Sorel, dai coniugi Webb e dagli americani Perlman e Tannenbaum, che forniscono il quadro in cui si sono affermati i differenti modelli organizzativi: dal peculiare modello britannico al modello rivoluzionario e a quello riformista, con un focus sulle esperienze corporativistiche tipiche dei regimi dittatoriali e totalitari (Italia, Spagna, Francia e Germania). Prosegue con l’analisi della fase che va dalla nascita delle federazioni di mestiere e delle Camere del lavoro in Italia, all’affermazione del modello confederale, con la fondazione nel 1906 della CGdL, mentre nel Paese matura il processo di industrializzazione. La seconda parte del libro è invece dedicata alle vicende sindacali dell’Italia repubblicana alla luce dei principali avvenimenti storici, dalla ricostruzione al miracolo economico, dalla grande mobilitazione del ’68-69 alla crisi degli anni ’80, sino ai giorni nostri, contraddistinti dalla massiccia immissione della flessibilità e della precarietà nel mercato del lavoro. Il volume si propone come uno strumento di facile consultazione, non tralasciando nell’esigenza della sintesi le principali interpretazioni storiografiche e gli indispensabili riferimenti bibliografici.

*descrizioni dalla quarta di copertina

Romeo e Giulietta al Teatro Remondini

Lunedì 30 e martedì 31 gennaio h 21.00 al Teatro Remondini di Bassano del Grappa

Va in scena al Teatro Remondini di Bassano del Grappa la tragedia Shakesperiana per eccellenza di Romeo e Giulietta con la regia di Paolo Valerio per il Teatro Stabile di Verona. La serata è inserita nella Stagione Teatrale Città di Bassano promossa dall’Assessorato allo Spettacolo, in collaborazione con la Fondazione Atlantide e il sostegno della Regione del Veneto.

Una continua sorpresa; questo sarà la storia di Romeo e Giulietta che lunedì 30 e martedì 31 gennaio andrà in scena a Bassano. Sul palcoscenico salirà la compagnia Teatro Stabile di Verona - Alessandro Dinuzzi, Annalisa Esposito, Mario Monopoli, Roberto Petruzzelli e Raffaele Spina - accompagnati dalle illustrazioni dal vivo a cura di Cecilia Viganò, la musica del pianoforte di Sabrina Reale e le percussioni di Massimo Rubulotta, diretta da Paolo Valerio.

Uno spettacolo che promette emozioni, come commentato dallo stesso Paolo Valerio: “Nel 1989 - 90 la nostra Compagnia allestì il suo primo Romeo e Giulietta alla Casa di Giulietta. Due edizioni di grande successo a cui seguirono vari spettacoli prima alla Tomba di Giulietta, poi itineranti, per raccontare Shakespeare e Verona. Poi abbiamo deciso di mettere in scena un nuovo Romeo e Giulietta privilegiando, accanto alle parole perfette di Shakespeare, l’immagine e la musica con artisti che dipingono e suonano dal vivo, traendo ispirazione dalla poesia e dalla freschezza di questo capolavoro. Un ’altra strada, un altro percorso sempre alla ricerca di un’Arte capace di emozionare.”

Con questo spirito il Teatro Stabile della città degli innamorati ha affrontato nel corso degli anni l’arduo compito di dare nuove diverse letture ad un classico senza tempo, capace di portare la poesia nella realtà del quotidiano al punto di rendere il balcone dell’innamorata per eccellenza mera di veri e propri pellegrinaggi per visitatori da tutto il mondo.

Romeo e Giulietta, dunque, ma non nella solita versione della tragedia: pur mantenendo intatta la trama, l’opera verrà riproposta grazie ad una messa in scena fuori dagli schemi consueti che, mescolando parole, musica e suoni, permetterà di rivivere la storia dell’amore che sempre si rinnova.

«Di storie d'amore finite male, per dissidi familiari, circostanze avverse, casi beffardi, sono piene le più ingiallite cronache di qualsiasi luogo - commenta il traduttore Ettore Capriolo -. Ma, pur essendo spesso ben più documentabili di questa, non importano più a nessuno. Giulietta e Romeo sono invece vivi e reali: il genio di Shakespeare ha conferito loro una sorta di tridimensionalitá, più che sufficiente a giustificare, per ragioni di pietas assai prima che per motivi turistici, il desiderio di collocarli in luoghi, di immettere insomma nella Verona della realtá, la Verona della Poesia».

Prevendita presso l'Ufficio IAT di Bassano in Largo Corona d'Italia, tel. 0424/524351 e in vendita al Teatro Remondini la sera degli spettacoli. Prossimo appuntamento martedì 7 febbraio con Giorgio Tirabassi protagonista della pieces “Salvatore e Nicola”. Prevendite a partire da mercoledì 1 febbraio. Info anche 0424/519819 - 0424/519804.

sabato 28 gennaio 2012

Proiezione del film "L’ultimo Imperatore"

A Casa dei Carraresi l’Oriente e la Cina svelano sempre più i loro misteri.

Treviso - Martedì 31 gennaio la vicenda umana e politica di Aisin Gioro Pu Yi, ultimo imperatore della Cina, sarà protagonista della giornata speciale a lui dedicata nell’ambito della mostra Manciù. L’ultimo Imperatore, attualmente allestita a Casa dei Carraresi, a Treviso, sino al prossimo 13 maggio. Alle ore 10:00, 14:00 e 17:00 verrà proiettato il film “L’ultimo Imperatore” di Bernardo Bertolucci, pellicola epica -vincitrice di numerosi premi tra cui 9 Oscar e 9 David di Donatello- che trae spunto proprio dall’autobiografia Sono stato imperatore, di Aisin Gioro Pu Yi, alla cui vita la mostra trevigiana dedica ampio spazio.

Dopo la visione del film, che ripropone fedelmente le vicende storiche, sarà inoltre possibile ammirare gli OGGETTI ORIGINALI appartenuti al protagonista: i suoi abiti, il diario, gli occhiali, la scatola dove metteva il suo grillo, la racchetta da tennis, l’uniforme da prigioniero, oggetti che sono stati eccezionalmente prestati al curatore Adriano Màdaro e che in occasione del film di Bertolucci, furono ricreati su copie.

Bernardo Bertolucci per realizzare questo film, ricevette il rarissimo permesso, soprattutto per un regista non cinese, di poter effettuare le riprese dentro le mura della Città Proibita, dove gran parte della vita di Pu Yi ha avuto luogo, divenendo di fatto il primo film occidentale a mostrare l’autentica ambientazione della corte imperiale cinese.

Questo bellissimo film diventerà così ottimo supporto alla comprensione della storia della Cina ed in particolare dell’ultima sezione della mostra dedicata appunto alla straordinaria vita del suo ultimo imperatore.

La visione del film è gratuita e nell’occasione si potrà acquistare il biglietto della mostra al prezzo scontato di 10.00 Euro e 5.00 Euro per le scolaresche.

Per informazioni: tel. 0422-513150. Sito web della mostra www.laviadellaseta.info/
Pagina Facebook della Mostra:
http://www.facebook.com/ultimoimperatore

Le Porte della Memoria

Nuovo appuntamento dedicato alla Shoah nel calendario di eventi organizzati da Comune di Thiene e Ass. Amici della Resistenza in collaborazione con gli Istituti Scolastici di Thiene, la Scuola di Formazione Teologica, il Centro Studi “Romano Guardini” di Isola Vicentina, l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, l’Ass. Culturale Rancurarte, l’A.N.E.I. e l’A.N.E.D.

Thiene (VI) - Domenica 29 gennaio 2012 alle 18.00 in collaborazione con il Centro Studi “Romano Guardini” di Isola Vicentina e la Scuola di Formazione Teologica, nella sala Conferenze del Centro Parrocchiale “A. Ferrarin”, si terrà l'incontro dal titolo Dopo la Shoah, quale speranza?
Interverranno Giuliana Fabris, psicoterapeuta, magistero in Scienze Religiose e docente ISSR di Monte Berico e Francesco Valerio, docente di Storia e Filosofia al Liceo “F. Corradini” di Thiene. Moderatore sarà don Piergiorgio Sandonà.
L’incontro toccherà i temi importanti della modernità, della responsabilità della scienza e della colpa, con riferimento a due grandi pensatori del ‘900, i filosofi Romano Guardini e Karl Jaspers e si concluderà con il dibattito aperto al pubblico.
L'ingresso è libero.

venerdì 27 gennaio 2012

28/1 Mobilitazione per difendere il territorio

Riceviamo dai "Comitati Difesa Salute Territorio - No Pedemontana" e condividiamo:

Sabato 28/1, lungo l'asse della Pedemontana, mobilitazione dei Comitati con gazebo in piazza in molti i paesi che saranno percorsi dall'opera, da Montecchio Maggiore a Bassano, per sostenere i ricorsi e le sentenze del Tar, finora favorevoli ai cittadini che si sono opposti alla cementificazione e allo stravolgimento del territorio.

Mentre Zaia, i politici cementificatori e le imprese costruttrici, rappresentate dal fido Vernizzi, commissario 'stra'ordinario alla finta emergenza (nessun naufragio, nessun terremoto, ma solo l'ordinario banale traffico!) plaudono al Consiglio di Stato (fido anche quello), che ha sospeso la sentenza del TAR, gli abitanti dei paesi e gli interferiti, continuano la loro lotta, ancor più convinti che la SPV è solo un affare per pochi, a spese dei molti che già pagano duramente la crisi.

Non è finita qui....

Comitati Difesa Salute Territorio Valle Agno - Malo - Altovicentino

http://difesasaluteterritorio.blogspot.com

Ferracina, il genio del tempo e dell’acqua

Sabato 4 febbraio, alle ore 11.00, il Sindaco di Solagna consegnerà ufficialmente al Museo dell’Automobile Bonfanti Vimar una macchina, destinata originariamente al campanile della chiesa di Santa Giustina, realizzata da Bartolomeo Ferracina

Bartolomeo Ferracina, nato a Solagna (VI) nel 1692 e vissuto sino al 1777, é stato un vero genio nel domare l’acqua ai suoi voleri, tanto che la Serenissima gli assegnò importanti incarichi. E’ suo il progetto di ricostruzione del Ponte Vecchio di Bassano, distrutto da una piena a metà ‘700. In quell’occasione il Ferracina, ormai noto come “il celebre ingegnere bassanese”, inventò il battipali, una macchina mossa dalla corrente del fiume che sprigionava una forza d’urto capace in conficcare nel greto i pali delle fondamenta. Macchina che sarà usata in mille altre occasioni.
Ma il suo “hobby” (come diremo oggi) erano gli orologi, che costruì con l’aiuto dei figli Giambattista (Tita) e Maria nella sua officina nella natia Solagna. Ne realizza di splendidi, che oltre segnare le ore davano le fasi lunari, i segni dello zodiaco e mille altri congegni.
Il più noto é quello che si trova sulla torre dei Mori i in Piazza San Marco a Venezia. Il Comune di Solagna ha una bella macchina, destinata originariamente al campanile della chiesa di Santa Giustina, inattivo da un secolo ormai, che con grande sensibilità ha affidato al Museo dell’Automobile “Bonfanti-Vimar” per arricchire ulteriormente la “Galleria del Motorismo, Mobilità e Ingegno Veneto - Giannino Marzotto”, una rassegna permanente ora espressa in sintesi nella sede attuale, ma destinata ad ampliarsi di molto nella nuova sede del Polo Museale Santa Chiara, che a marzo partirà con i lavori nel centro di Bassano.
Sabato 4 febbraio, alle ore 11.00, il Sindaco di Solagna Carlo Nervo effettuerà la consegna ufficiale di questa stupenda macchina,già collocata all’interno del Museo “Bonfanti-Vimar”.

Per info: Museo dell'Automobile"Bonfanti-VIMAR" Via Torino, 2 Romano d’Ezzelino (VI) tel. e fax. 0424/513.690 - tel. 0424/513.746 e.mail: info@museobonfanti.veneto.it

Il 700 a Verona: Lezione di Giuseppe Pavanello

Quarto incontro del ciclo di conferenze con la lezione di Giuseppe Pavanello sul tema il: “Monumento funebre di Maria Cristina d'Asbugo-Lorena" di Antonio Canova: dal patetismo alla compassione”. Appuntamento Martedì 31 gennaio 2012, ore 17.30. Piazza Bra - Verona, Palazzo della Gran Guardia, Sala Conferenze, terzo piano.

Verona - Martedì 31 gennaio si terrà il quarto incontro del ciclo di conferenze promosse dal Comune di Verona Assessorato alla Cultura Direzione Musei d'Arte e Monumenti e dall'Università degli Studi di Verona Facoltà di Lettere Corso di Laurea in Scienze dei Beni Culturali. L'iniziativa si avvale del supporto della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza e del Centro Iniziative Educazione Artistica e della collaborazione degli Amici di Castelvecchio e dei Civici Musei d'Arte di Verona. Quest'anno l'iniziativa costituisce l'occasione per approfondire alcuni temi della cultura e delle arti del Settecento veronese, oggetto della rassegna espositiva in corso al Palazzo della Gran Guardia dal 26 novembre 2011 al 9 aprile 2012: Il Settecento a Verona. Tiepolo, Cignaroli, Rotari, la nobiltà della pittura.

Il quarto incontro, che avrà luogo martedì 31 gennaio alle ore 17,30, accoglie la lezione di Giuseppe Pavanello, sul tema Il "Monumento funebre a Maria Cristina d'Asburgo-Lorena" di Antonio Canova: dal patetismo alla compassione. La conferenza è incentrata sul Monumento funerario di Maria Cristina d'Austria, da molti indicato come il capolavoro di Antonio Canova, realizzato fra il 1798 e il 1805, riutilizzando l'invenzione predisposta intorno al 1790-1795 per il Monumento di Tiziano che doveva essere innalzato nella basilica veneziana dei Frari. Nuovo per impostazione e significato, il monumento vuole celebrare non già la memoria gloriosa della persona cui si intende rendere omaggio, secondo la tradizione barocca e tardo-barocca, ma la compartecipazione al dolore per la perdita di una persona cara. Significativa al massimo, in questa ottica, la scomparsa delle figurazioni allegoriche, tranne che per il Genio alato, allusivo alla pietas del committente, il duca Alberto di Sassonia-Teschen, nei confronti della moglie scomparsa, l'arciduchessa Maria Cristina d'Asburgo-Lorena, figlia dell'imperatrice Maria Teresa.

In tal senso, la conferenza prende spunto da un gruppo di dipinti di Giambettino Cignaroli esposti alla mostra sul Settecento a Verona, tutti incentrati sul tema della morte - di Socrate, di Catone, di Rachele - e intonati su quel registro larmoyant (lacrimevole), che tanta fortuna ha goduto nella seconda metà del secolo XVIII. Ma, appunto, nuova è la disposizione affettiva del monumento canoviano, nel passaggio dal 'patetismo' della sensibilità larmoyant alla 'compassione' (nel senso letterale del termine cum patere: soffrire assieme).

Giuseppe Pavanello si è laureato all'Università di Padova sotto la guida di Rodolfo Pallucchini, dove ha svolto la sua prima attività didattica e di ricerca e dove nel 1987 ha vinto il concorso di professore ordinario. Nel 1988 ha coperto la cattedra di Storia dell'arte medievale e moderna nell'Università degli Studi di Trieste, facoltà di Lettere e Filosofia, dove ha anche diretto l'Istituto di Storia dell'arte ed è attualmente titolare della cattedra di Storia dell'arte moderna. Dal 2002 è direttore dell'Istituto di Storia dell'arte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, presso la quale è responsabile della direzione delle riviste "Arte Veneta" e "Saggi e Memorie di Storia dell'arte" e ha organizzato numerose importanti mostre. Socio effettivo dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, organizza le "Settimane di Storia dell'arte veneta", promosse in collaborazione con l' École du Louvre, e cura, assieme a Francesco Valcanover, la collana "Studi di Arte Veneta" e "Monumenta Veneta". Fa parte del Comitato per l'Edizione Nazionale delle Opere di Antonio Canova, dell'Istituto di ricerca su Canova e il neoclassicismo di Bassano, del Consiglio scientifico della Fondazione Canova di Possagno, dove dirige il Centro Studi Canoviani. Per conto dell'Istituto Regionale per le Ville Venete sta curando il catalogo generale degli affreschi in villa (volumi pubblicati Il Cinquecento, 2008; Il Seicento, 2009; Il Settecento, 2010-2011) e della statuaria veneta da giardino (atlante in corso di realizzazione). Dirige inoltre la collana "Scritti di storici dell'arte veneta", dove ha curato il volume Tiepolo di Adriano Mariuz (2008). I suoi studi si sono rivolti in particolare all'arte neoclassica e ad Antonio Canova, alla committenza e al collezionismo sei e settecentesco, alla cultura del Veneto e del Friuli Venezia Giulia dei secoli XVIII-XIX, alla pittura veneziana dal Seicento all'Ottocento, alla decorazione d'interni nei palazzi di Venezia, Trieste, Padova, Bassano e delle ville venete nei secoli XVII-XIX, alla pittura dell'Ottocento e del primo Novecento. Ha curato numerosi mostre e volumi, tra cui ricordiamo, da ultimi, le mostre Canaletto. Venezia e i suoi splendori (Treviso, Ca' dei Carraresi, 23 ottobre 2008 - 5 aprile 2009), assieme ad Alberto Craievich, e Il giovane Tiepolo: la scoperta della luce (Udine, Castello, Salone del Parlamento, 4 giugno - 4 dicembre 2011) e il volume La pittura nel Veneto: il Settecento di Terraferma, Milano 2011. E' membro del Comitato Scientifico della mostra Il Settecento a Verona. Tiepolo, Cignaroli, Rotari. La nobiltà della pittura.

Le conferenze saranno ospitate nella Sala Conferenze sita al terzo piano del Palazzo della Gran Guardia, in piazza Bra, e sono aperte al pubblico fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Per gli studenti del corso di Laurea in Scienze dei Beni Culturali dell'Università di Verona la frequenza all'intero ciclo di conferenze varrà 2 crediti formativi.

Le conferenze proseguiranno con il seguente calendario
martedì 28 febbraio 2012, ore 17.30
Catherine Whistler
Ashmolean Museum, Oxford
Fantasia e realtà: Giambattista Tiepolo a Würzburg, Verona e Madrid

Per informazioni:
Museo di Castelvecchio - Corso Castelvecchio 2 - 37121 Verona
Telefono 045 8062611 fax 045 8010729
castelvecchio@comune.verona.it
www.comune.verona.it

giovedì 26 gennaio 2012

Alla scoperta di Barcellona, la città di Gaudì

“Diario di viaggio”, rubrica a cura di Francesca Monti

“Barcelona - Such a beautiful horizon, Barcelona - Like a jewel in the sun…”, cantava il grande Freddie Mercury con Montserrat Caballé, nella canzone “Barcelona”, colonna sonora delle Olimpiadi del 1992. Seconda città della Spagna ma primo centro della Catalogna, Barcellona è una metropoli affacciata sul mare dalle tante e differenti anime. E’ una città moderna e antica al tempo stesso, molto legata alla propria cultura e alle tradizioni.

Dall’Aeroporto di El Prat prendo il bus che porta in centro, da qui inizia il mio week-end alla scoperta della città catalana, dove ad ogni angolo appaiono davanti ai miei occhi le meravigliose opere di Gaudì. Tante sono le cose da vedere a Barcellona, a cominciare dalla Rambla, un lunghissimo viale, che parte dal Porto Vecchio e arriva fino a Plaza de Catalunya, frequentatissimo sia di giorno sia di notte, dove i barcellonesi si mischiano ai turisti intenti ad ammirare fiorai, venditori di uccelli, artisti di strada o a godersi il relax nelle caffetterie, nei ristoranti e nei negozi. Passeggiando lungo Les Rambles è immancabile un giro tra i colori e le bancarelle del mercato popolare della Boqueria. A metà della Rambla, entrando nei vicoli posti sulla destra si raggiunge il Barrio Gotico, il quartiere antico di Barcellona, un vero museo a cielo aperto, in cui merita una visita la Cattedrale dedicata a Santa Eulalia, patrona della città. Si prosegue nella Ribera, uno dei quartieri storici di Barcellona, dove si trovano il Museo Picasso che contiene la più grande raccolta di opere giovanili del genio spagnolo. La Rambla termina a Placa de Catalunya, una piazza immensa e trafficatissima, da dove iniziano la Rambla de Catalunya e il Passeig de Gracia, caratterizzati da locali e negozi alla moda.

Prima tappa è la Casa Batllò, brillante esempio del Modernismo catalano, opera commissionata a Gaudí dalla ricca famiglia Batlló. Tutti i guadagni ottenuti dalla sua realizzazione Gaudì li destinò per il grande progetto della Sagrada Familia. La facciata ed i tetti della Casa Batlló sono coperti con ceramica di colori vari, che formano i suoi classici mosaici. La casa Batlló è uno degli edifici più belli del quartiere barcellonese di Eixample. Il tetto ondulato invece, è coperto di "scaglie" ed ha le sembianze di un drago senza testa né coda. Poco distante si trova la Casa Milà, meglio conosciuta come La Pedrera, un altro dei capolavori artistici di Gaudì. Costruita tra il 1906 e il 1910, è composta da una serie di muri-tenda in pietra e dipinti al loro interno, con la facciata principale aperta ed ornata con grandi finestroni e balconi con ringhiere in ferro, e fantasiosi camini sul tetto. La sua soffitta è formata da 270 archi di mattone. In uno dei piani superiori è stata ricostruita una dimora (el Piso) alto-borghese dell'epoca. Per la sua straordinaria bellezza, la Pedrera è stata dichiarata "Patrimonio dell'Umanità" dall'Unesco nel 1984.

Seconda tappa, la splendida Sagrada Famiglia, opera incompiuta di Gaudì e simbolo della religiosità spagnola. Nel 1866 Josep M. Bocabella Verdaguer fondò l'associazione spirituale dei devoti di San José, che promosse la costruzione di un
tempio dedicato alla Sacra Famiglia. L’esterno della Sagrada raffigura la chiesa cattolica: Gesù, Maria, gli apostoli ed i Santi. Le facciate rappresentano invece la vita umana di Gesù, dalla sua nascita fino alla morte. E nel suo interno si racconta la Gerusalemme celestiale, abitata dall’Agnello, ovvero dal figlio di Dio. Una fusione armonica di modernismo, architettura religiosa e cultura mediterranea che fanno della Sagrada Famiglia un’opera unica. Il campanile più importante è quello dedicato a Gesù Cristo, alto 170 metri ed incoronato da una grande croce, che brilla di giorno grazie ai mosaici da cui è composta e splende anche di notte per la luce proiettata dagli altri campanili, su cui si può leggere “Amen” ed “Alleluia”. Vicino al campanile c’è la Madre di Dio, proprio come accadeva nella vita di Gesù sempre seguito dalla Madonna fino alla sua morte. A questo si accompagnano i quattro campanili degli evangelisti sormontati da un angelo, un toro, un leone ed un'aquila. La Facciata della Passione è il simbolo della desolazione, del dolore e della morte di Gesù Cristo. Si presenta con forme semplici ed ornamenti scarni quasi come a rispettare lo stesso dolore del Cristo. La Facciata della Passione si compone anche di tre portoni rappresentanti le virtù teologali e quattro campanili dedicati agli Apostoli: San Jaime, San Bartomeu, San Tomás e San Felipe. Nella parte terminale dei finestroni ci sono i frutti di inverno ed autunno: castagne, granate ed arance. La Facciata della Nascita si trova di fronte al sole e rappresenta la Vita e il Godimento. Le sue porte simboleggiano la Fede, la Speranza e la Carità, tre aspetti importanti della vita di Gesù, in analogia a San José, la Madre di Dio e Gesù. I quattro campanili che nascono da questa facciata sono dedicati agli Apostoli San Matías, San Giuda, San Simón, e San Bernabé. Allo stile gotico, si uniscono ondulazioni di tipo modernista ed elementi naturalistici con flora e fauna quali tartarughe di terra, lumache, paperi, galli e gufi. I finestroni sono invece caratterizzati da frutti primaverili ed estivi. La Facciata della Gloria è orientata a mezzogiorno e rappresenta l'uomo all’interno della Creazione: la sua origine, i suoi problemi, le strade da seguire e la sua morte. La Gloria mostra la conseguenza del peccato, della virtù e del cielo a cui si accede solo con la preghiera ed il sacramento. È questo il motivo per cui questa facciata mostra, in ordine di ascensione, l'inferno, la morte, le virtù, i doni dello Spirito Santo fino ad arrivare alla cima dove si trova la Trinità. Le sette colonne esterne del portico simboleggiano i sette doni dello Spirito Santo. La facciata della Gloria è ornata, oltre che da elementi religiosi, anche da temi che riguardano l'immaginario popolare, le antiche mitologie e le tematiche pagane come i mostri che popolano l'inferno.
L'interno del Tempio è una sorta di bosco naturale. La disposizione delle colonne ricorda i tronchi degli alberi con i loro rami. Le colonne che supportano le volte rappresentano gli Apostoli e le chiese di tutto il mondo.

Visita obbligata in una vacanza a Barcellona è quella al Park Güell. La storia di questo parco è legata all'idea del finanziere Eusebi Guell che negli anni '20 commissionò proprio a Gaudì il progetto della costruzione di una "città-giardino" in una delle sue grandi proprietà. Purtroppo, per carenza di fondi, il terreno venne convertito in parco municipale. Gaudì pensò di realizzare un'urbanizzazione in mezzo alla natura, applicando tutte le sue conoscenze e la sua creatività artistica. Il progetto non si fonda su nessuna linea retta: tutto è ondulato, storto e sinuoso, creando un’atmosfera magica e suggestiva.
Le sue strutture ricordano quelle fantastiche di un fumetto, come gli stravaganti edifici che si trovano all'entrata del parco con i loro comignoli a forma di fungo. Ci sono inoltre una doppia scalinata decorata con motivi molto originali, la salamandra, vicino alla quale i turisti scattano un’immancabile foto, una grande terrazza con vista panoramica sulla metropoli, la Sala de las Columnas, decorata con pezzetti di ceramica, piastrelle e mosaici colorati. Tra i musei di Barcellona, non può mancare una visita alla Fundaciò Joan Mirò, dove si possono ammirare alcune opere del pittore maiorchino e dove vengono realizzate esposizioni itineranti provenienti da tutti i musei del mondo, il Museo Nazionale dell’Arte Catalana, e il Museo dell’Arte Contemporanea di Barcellona.

C’è poi la possibilità di salire con la funivia fino a Montjuic, la montagna situata tra la città ed il mare che insieme al Tibidabo rappresenta la cima più alta della città. Qui potete trovare non solo una splendida vista ma anche giardini, arte contemporanea, parchi di divertimento e splendide fontane danzanti. Il Poble Espanyol, invece è una specie di Spagna in miniatura che rappresenta l’architettura, la cultura e le tradizioni delle diverse regioni iberiche. Il Parco della Ciutadella si trova dove una volta c’era la cittadella militare fortificata. Sono ancora visibili alcuni degli edifici originari come la Cappella, il Palau del Governador e l'Arsenale, che oggi è sede del Parlamento della Catalogna. Il Parco è il luogo ideale per allontanarsi dal caos della Rambla o dal traffico di Barcellona, ha un aspetto accogliente e tranquillo, ideale per rilassarsi, passeggiando tra cascate, laghi, alberi e prati. All’interno trovano spazio il Museo di Zoologia e il parco zoologico. Infine Barceloneta, quartiere marinaro da molti chiamato "la Napoli di Barcellona". La Barceloneta è un posto di grande fascino. Dopo il 1992 e le Olimpiadi, come altre parti della città ha subito un massiccio intervento di riqualificazione che gli ha ridato nuova vita.
Fino alla metà del XVIII secolo fu una zona disabitata, ma grazie alla sua vicinanza al mare, i pescatori furono i primi a stabilirsi in questa parte della città, fino al 1754, quando furono costruite le prime case. Da allora il quartiere non è cambiato perché continua ad essere abitato da gente umile, anche se le abitazioni si sono trasformate leggermente, così come il quartiere, ricco oggi di ristoranti, negozi e piccoli bar. La spiaggia di Barceloneta è una delle più animate della città sia di giorno sia di notte, quando si aprono i chioschi e i bar che propongono musica dal vivo.

Se decidete di imbarcarvi sulle famose "rondini", tipiche imbarcazioni che escono dal porto di fronte al monumento a Colombo, potrete percorrere i diversi itinerari della zona ammirando il suggestivo paesaggio circostante e scoprendo così l'incantesimo che avvolge questo quartiere. Qui potrete mangiare sia il pesce fresco, sia i deliziosi stuzzichini, come la tipica bomba, una crocchetta di patate ripiena di carne e salsa piccante. Barceloneta è legata a Port Vell, il Vecchio Porto, dove si trovano la Torre del Rellotge ed il piccolo mercato generale di pescatori, mentre gli antichi arsenali medievali, le Drassanes Reials, sono testimonianza dello splendore del commercio marittimo e della marina catalana nel Medioevo. La zona più nuova inizia con il Maremagnum, un centro commerciale con negozi, bar, fast food, luoghi di svago. Ci sono poi l'Imax e l'Aquarium, due dei centri di divertimento culturale più innovativi della città.
Alla fine della Rambla, vicino al mare, si trova il Belvedere di Colombo, una grande opera costruita nel 1888 per l'Esposizione Universale con lo scopo di ricordare la scoperta dell'America ad opera del grande navigatore. E per gli appassionati di sport, cosa c’è di meglio di una visita al mitico stadio Camp Nou, dove ammirare gli spalti, il campo, la sala trofei del grande Barcellona di Messi e Guardiola.

La cucina catalana ha una ricchissima varietà di piatti. Quattro sono le salse fondamentali che li accompagnano: il sofrito, la samfaina (pomodoro, peperoncino e melanzane), la picada e l'allioli oppure all i oli (olio di oliva e aglio). Dagli orti e dai boschi della Catalogna provengono verdure freschissime, funghi e lumache; con queste ultime preparate in brodo si ottiene la minestra di lumache, chiamata sopa de fredolics. Ci sono poi le classiche tapas, come ad esempio il pa amb tomaquet: una fetta di pane con aglio e pomodoro, bagnata di olio d'oliva, che può essere accompagnata da frutti di mare, prosciutto o peperoni. Seppie, merluzzo, baccalà, gamberetti, gamberi sono alla base di tutti i piatti tipici di mare, tra cui spicca la zarzuela, saporitissima e con alla base tutti i pesci che si trovano nella regione, il cui nome deriva da un genere musicale nato nel XVII secolo a Madrid, in cui si combina l'Opera lirica con elementi di teatro parlato e di danza. Ci sono poi l'esqueixada di baccalà e il suquet di peix. Le verdure e gli ortaggi sono alla base di molti antipasti, come nell'empredrat, e nelle fave alla catalana (fabes a la catalana), o il lesso con fagioli bianchi. Molti piatti hanno alla base il riso, come l'Arroz a banda. Tipici prodotti locali sono anche la butifarra, il chorizo, il salame di Vic, il jamon serrano accompagnati da una grande varietà di formaggi. Il pranzo barcellonese si conclude solitamente con la squisita crema catalana, una crema al latte ricoperta di caramello. Negli ultimi anni la letteratura ha spesso descritto e raccontato Barcellona in epoche diverse, contribuendo ad aumentare sempre di più il fascino di questa città. Ne sono esempio la Cattedrale del Mare di Ildefonso Marcones o i due libri scritti da Carlos Ruiz Zafon, L'Ombra del Vento e Il Gioco dell'Angelo, ambientati nella metropoli catalana in un periodo storico difficilissimo per Barcellona e la Spagna, quello che va dagli inizi del secolo scorso, fino al primo dopoguerra.

Progetto Shoah, la musica racconta

Venerdì 27 gennaio, alle 20,45, all'Accademico di Castelfranco Veneto

Il Rotary di Castelfranco e Asolo, su proposta del suo Presidente Michele Busetto, ha deciso di appoggiare concretamente la realizzazione di "Shoah, la musica racconta." che si svolgerà il 27 gennaio, nella Giornata della Memoria, all'Accademico di Castelfranco Veneto, protagonisti docenti ed allievi del Conservatorio "A. Steffani" della città.

"Si tratta di una serata davvero speciale, afferma Busetto: vorremmo che si trasformasse in una occasione di riflessione per la città ed è per questo che, aderendo alla richiesta del Preside del Conservatorio il Rotary ha accettato di co-finanziarla. Giustamente si è voluto che fosse gratuita. Per accedervi, naturalmente sino all'esaurimento dei posti disponibili, sarà necessario prenotarsi in Teatro, operazione che si potrà fare lo stesso 27 già a partire dalle 16".

"Protagonisti di questo evento sono i giovani allievi del Conservatori e il Rotary auspica che tanti giovani vengano ad ascoltarli, perché sono proprio loro, i giovani, a dover fare in modo che la immensa tragedia della Shoah non accada mai più".

All'Accademico saranno eseguite composizioni sul tema e in ricordo della Shoah, affiancate da letture e testimonianze di chi di quella tragedia è stato vittima.

Lo spettacolo è frutto di un esteso progetto interdipartimentale che ha coinvolto docenti e allievi dello Steffani già dall'inizio dell'anno scolastico. In questi mesi, coadiuvati dai loro docenti, i ragazzi hanno condotto una doppia ricerca, la prima nella storia, la seconda nella musica: Ne sono emerse ricercando opere che raramente entrano nei repertori dei conservatori, come le pagine scritte da musicisti prigionieri nei campi di sterminio, che nella serata all'Accademico saranno affiancati alle musiche popolari dell'est europeo e a composizioni del periodo barocco. E a brani letterari e testimonianze.

Insomma una serata dalle molte, diverse sfaccettature, dove parole e musica divengono un modo per capire come l'aberrazione sia stata, e forse possa ancora, essere di casa anche nella civilissima nostra Europa.

Info: sabrinac@dottotrains.com

Brunello si racconta al Comunale di Vicenza

Al via venerdì 27 gennaio alle ore 20.45, la seconda edizione del ciclo Raccontare la musica con un inedito Mario Brunello nella veste di scrittore

Portare le Suites di Bach sulle Dolomiti, sul monte Fuji, sulle rocce di Matera, sul Timbain nel Sahara tunisino.. questa è la filosofia che Mario Brunello racconta nel suo primo libro "Fuori con la musica", edito da Rizzoli nel 2011, e che presenterà venerdì 27 gennaio alle ore 20.45 nel foyer del Teatro Comunale di Vicenza. La formula sarà quella di dialogare di musica, rispondendo alle domande e alle sollecitazioni degli studenti del Conservatorio Pedrollo di Vicenza e ovviamente ascoltarla dal vivo. Il grande violoncellista italiano, vincitore nel 1986 del Premio Caikovskij di Mosca, è da sempre un geniale innovatore nel rapporto con il pubblico, sia attraverso i suoi progetti originali e spesso rivoluzionari, sia attraverso collaborazioni trasversali (per esempio con Paolini, o con Fresu e Capossela).

Nel suo primo libro “Fuori con la Musica” Brunello accompagna il lettore da concerto a concerto in una narrazione ricca di suggestioni e riflessioni ripercorrendo le tappe più emozionanti del suo percorso artistico. «Da tempo avevo in mente di realizzare un testo dove potessi parlare di musica in modo aperto e rilassato, come si fa tra i musicisti la sera a cena - spiega il celebre violoncellista - Per me è una necessità provare a condividere con gli altri le mie idee sulla musica e sul suono». Ecco allora rincorrersi tra le pagine i ricordi di emozionanti concerti ad alta quota sulle Dolomiti, sul monte Fuji, sulle rocce di Matera, sul Timbain. La riscoperta di Dvorák a San Pietroburgo tra l’oro delle cupole e il bianco della neve; oppure “Notte trasfigurata” di Schönberg eseguita nell’oscurità di una “cattedrale vegetale” a mille metri d’altitudine.

Violoncellista di fama internazionale, Mario Brunello nel 1986 vince il Concorso Caikovskij di Mosca. Da allora si esibisce con le principali orchestre e con i più importanti direttori (Abbado, Gergiev, Temirkanov, Muti, Chailly, Giulini…). Nell’ambito della musica da camera collabora con artisti quali Lucchesini, Bashmet, Pollini, Argerich, Accardo. Raffinato esecutore del grande repertorio per violoncello, Brunello è insieme profondo conoscitore della musica contemporanea. Si dedica a progetti che coinvolgono altre forme espressive (letteratura, filosofia, teatro…) insieme con artisti quali Caine, Fresu, Capossela, Ovadia, Testa, Baricco, Benni, Paolini, De Luca, Bianchi. Da vero sperimentatore ha sempre cercato di comunicare e di offrire un’idea diversa del fare musica, creando spettacoli interattivi, spesso allestiti nel suo spazio alternativo Antiruggine. È accademico di Santa Cecilia, direttore musicale del Festival Arte Sella, direttore artistico del Premio Borciani e del Festival Internazionale del Quartetto di Reggio Emilia.

L’Associazione delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico, che ha come manifestazione principale il festival musicale che si svolge ormai da vent’anni tra maggio e giugno nel Teatro Olimpico di Vicenza, - da sempre cerca di integrare la formula del concerto con altre iniziative (conferenze, prove aperte al pubblico, film) che permettano di avvicinarsi al mondo della musica classica. Da qui dunque l'idea di invitare alcuni personaggi noti al grande pubblico, - intellettuali, politici, uomini di spettacolo e di impresa a parlare di musica, “raccontando” il loro rapporto con il grande patrimonio culturale della musica colta. Raccontare la musica non sarà dunque un ciclo di dotte conferenze, ma una serie di incontri, il più possibile informali, in cui si parlerà di musica oltre a proporre ascolti dal vivo.

Il prossimo appuntamento sarà martedì 28 febbraio con “Un pianista al di là dell'oceano. Analogie e differenze nell'esperienza musicale in Europa e negli USA”; ne parleranno il M° Massimiliano Frani, neo direttore artistico dell'Orchestra del Teatro Olimpico, e il M° Giovanni Battista Rigon, direttore d'orchestra nonché fondatore del festival delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico. Mercoledì 28 marzo la serata sarà dedicata alla musica registrata e riprodotta. “Dal vivo e... dal morto. Riflessioni sull'ascolto della musica riprodotta” vedrà il dialogo tra Sonig Tchakerian, responsabile della Musica da Camera per il Festival Settimane Musicali al Teatro Olimpico, con Lorenzo Zen, che sin dalla fine degli anni Cinquanta si occupa di riproduzione del suono e di acustica. L'ultimo appuntamento in programma, martedì 17 aprile, sarà il dialogo tra Giovanni Battista Rigon e il conte Paolo Marzotto, nella serata dal titolo “La passione di una vita. Un grande imprenditore racconta il suo rapporto con la musica”. Al termine di ciascun incontro è previsto un momento conviviale per tutti i partecipanti per concludere la serata.

L'ingresso sarà a pagamento: 10 euro ingresso unico, 8 euro ingresso ridotto per i soci del “Così Fans Tutti Club” e per i soci degli “Amici dell'Olimpico”. Prenotazioni e acquisto biglietti si possono effettuare alla biglietteria del Teatro Comunale (dal martedì al sabato 15.30 / 18.30; martedì, giovedì e sabato anche 11.00/13.30), mentre le tessere del “Così Fans Tutti Club” si possono acquistare presso la segreteria delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico, in piazzale Giusti 23 (ex Scuole Elementari), tel 0444 302425.

Tunatones in concerto a Carmignano di Brenta

Sabato 28 gennaio 2012, alla Birreria Pegaso in Via del Popolo 2 a Carmignano di Brenta (PD) ultima anteprima del disco d'esordio 'iTunas' in uscita il 7 febbraio

Sabato 28 gennaio 2012 i Tunatones in concerto alla Birreria Pegaso di Carmignano di Brenta (PD). Giocano in casa i tre Surfabilly Heroes per il terzo appuntamento del 2012. L'iTunas Tour, la nuova stagione live della band, è cominciata alla grande con il successo alle Scimmie di Milano. L’irresistibile formazione Surfabilly padovana sta raccogliendo entusiasmanti riscontri per la freschezza del progetto e la qualità della proposta, all'insegna di una fusione tra surf e rockabilly, subito ribattezzata Surfabilly.

I Tunatones proporranno in anteprima i brani dell'ormai attesissimo disco d'esordio iTunas, in uscita il 7 febbraio 2012. Registrato su bobine analogiche al Prosdocimi Recording Studio con apparecchiature che hanno dato il suono anche ai dischi di Elvis Presley, iTunas sarà dedicato a Steve Jobs e all'ex Beatle George Harrison in onore del quale i Tunatones, in occasione dell'apertura della Esposizione del Bangladesh alla Biennale d'Arte di Venezia presso la Gervasuti Foundation, hanno creato un originale Medley Harrisoniano. Dopo il singolo Spicy Barbara, la performance alla Biennale e il concerto con i Di Maggio Connection, i Tunatones si confermano una grande intuizione del laboratorio artistico Prosdocimi.

iTunas sarà pubblicato con download digitale e tiratura limitata in vinile 180 grammi e cd. Il disco uscirà il 7 febbraio e in contemporanea sarà on line anche il nuovo sito. iTunas sarà presentato ufficialmente venerdì 11 febbraio al Nasty Boys Saloon di Treviso. Il 2012 parte in quarta grazie anche alla prestigiosa Stocco Drums di cui Alberto Stocco è stato incoronato endorser.

Tunatones:
Alessandro Arcuri: contrabbasso e voce
Alberto Stocco: batteria
Mike 3rd: chitarra e voce

Info The Tunatones:
www.tunatones.com www.myspace.com/tunatones

mercoledì 25 gennaio 2012

Insorgere è giusto!

Il Paese è oramai una polveriera. Dai tassisti, ai camionisti, ai pensionati fino agli avvocati non c’è categoria che non protesti. Il governo con Loden, guidato dal massone a sua insaputa Monti, funziona con teutonica efficienza. D’altronde, soltanto una figura come Monti, fintamente autorevole, vagamente naif, fredda e accompagnata dall’incessante battimani della stampa interessata e di parte poteva imprimere una così decisa accelerazione nella direzione del definitivo annichilimento delle classi medie e proletarie. Il prossimo passo, statene certi, sarà quello di rivoluzionare il mercato del lavoro. I nuovi lavoratori dovranno somigliare molto di più a quelli di inizio ottocento che non a quelli delle generazioni precedenti. Salari da fame, nessuna garanzia e tutto affidato alle sapienti cure del libero mercato, capace da solo di sprigionare quegli istinti animali cari all’economista Adam Smith. Temo che anziché il sacro spirito animale finalizzato all’arricchimento e al progresso economico e scientifico delle nazioni, questo tipo di politiche scatenerà soltanto gli appetiti famelici di altre categorie animalesche, pronte a sfruttare senza pietà una nuova moltitudine di straccioni piegati dalla fame e dalla paura. A breve probabilmente rivedremo i bimbi lavorare in fabbrica, le donne licenziate perché incinte e gli uomini costretti a turni massacranti per conservare posti di lavoro umili e mal pagati. Lo spettro dello scatenamento di una indotta guerra tra poveri per la sopravvivenza sarà (è?) il leit motiv del nuovo millennio. La paura avvolgerà le nazioni e i moderni negrieri, cavalcandoli, fiaccheranno le deboli residue resistenze. A meno che il popolo non provi a rialzare la testa. La protesta dei Forconi è una prima forma di eroica resistenza contro un nemico non meno pericoloso e potente del nazifascismo. Al posto delle stragi in stile Sant’Anna di Stazzema, i nuovi dittatori useranno l’arma della calunnia e della delegittimazione, riservandosi l’uso della violenza pura solo come ultima ipotesi. Di fronte all’inaspettata prova di dignità di migliaia di lavoratori che non intendono farsi silenziosamente schiavizzare, fonti governative ed industriali non a caso lanciano il fantomatico rischio dell’infiltrazione mafiosa nella protesta. Tutto questo mentre le inchieste siciliane stanno finalmente provando a fare luce sulla vera natura delle stragi del ’92 e del ’93, dando forza all’ipotesi di una oscena trattativa Stato-mafia alla base del complessivo equilibrio di potere della cosiddetta seconda Repubblica. Riportava brillantemente il direttore di Calabria Ora Piero Sansonetti, in un editoriale di ieri, il contenuto di uno striscione esposto durante una delle tante manifestazioni di protesta sparse per lo stivale: “Insorgere è giusto”.

Francesco Toscano

In 800 alla giornata sulla sicurezza sul lavoro

Si preannuncia già un successo, viste le iscrizioni, la “Giornata sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”, che si terrà venerdì 27 Gennaio al Russot Hotel di Mestre. Si tratta di un’occasione formativa nel corso della quale verranno presentati in anteprima nazionale tutti i dati sulle morti bianche degli ultimi due anni, con proiezioni nazionali e focalizzazioni sul Nordest

Sono già 800 gli iscritti alla Giornata dedicata alla sicurezza nei luoghi di lavoro che si svolgerà al Russott Hotel di Mestre. E nel corso dell’evento formativo organizzato da Vega Engineering e Vega Formazione verranno presentati in anteprima nazionale tutti i dati relativi alle morti bianche in Italia. Proiezioni dettagliate sulla penisola e sul Nordest per descrivere, capire e prevenire i più tragici incidenti nei luoghi di lavoro. Un approfondimento prezioso elaborato dagli esperti dell’Osservatorio Vega Engineering che verrà illustrato dal suo presidente, l’ingegner Mauro Rossato nel primo pomeriggio.

La mattinata verrà invece dedicata ad un seminario gratuito valido come aggiornamento ai Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e avrà come tema “L’Accordo Stato Regioni sulla Formazione in materia di sicurezza: luci e ombre”. A fare da relatori gli esperti di Vega Engineering e Anna Zampieron, penalista del Foro veneziano. Mentre nel pomeriggio si terrà un convegno su “I modelli evoluti di gestione della Sicurezza: dalla teoria alla pratica” moderato dal giornalista del Gazzettino Adriano Favaro. Un simposio in cui i protagonisti sono alcune delle voci più forti ed autorevoli quando si parla di sicurezza sul lavoro su più fronti.

Ad intervenire al convegno nel pomeriggio saranno: il dottor Giancarlo Magarotto, Presidente Comitato Provinciale Coordinamento D.Lgs.81 art.7; l’ingegner Francesco Boella, direttore Ispesl Dipartimento di Venezia, l’ingegner Gerardo Lanza, della Direzione Provinciale del Lavoro, l’ingegner Loris Munaro, Comandante dei Vigili del Fuoco di Venezia. E ancora il dottor. Luca Massagrande della ASI Insurance Brokers e il dottor Massimo Cacciotti della Bsi British Standard Institution.

A concludere il convegno sarà il dottor Federico Bressan, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Venezia che focalizzerà le responsabilità amministrative previste dal D.Lgs. 231/01 in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro: dal processo, alle sanzioni e alle sentenze.

L’evento è realizzato in collaborazione con lo Studio Legale Associato Ticozzi, Bellussi, Sicchiero, Vianello, Dalla Valle, Zampieron e Associazione Italiana Imprese Esperte In Sicurezza Sul Lavoro (Aiesil). Con il patrocinio di: Ordine degli Ingegneri di Venezia, Ordine Architetti di Venezia, Collegio dei Periti Industriali di Venezia, Ordine degli Avvocati di Venezia, Ordine dei Consulenti del Lavoro di Venezia, Collegio dei Geometri di Venezia, Associazione Italiana fra Addetti alla Sicurezza (AIAS).

Su richiesta, a seguito della partecipazione al seminario e al convegno, sarà rilasciato un attestato di partecipazione valido ai fini dell'aggiornamento obbligatorio per RSPP/ASPP.
Per quanto riguarda gli eventi verrà rilasciato gratuitamente un attestato di partecipazione che dà diritto a crediti formativi ai fini della formazione continua degli iscritti all’Ordine degli Ingegneri, all’Ordine dei Consulenti del Lavoro e al Collegio dei Periti Industriali della Provincia di Venezia.

Media Partner dell’evento sarà “Il Sole 24 Ore” con la sua rivista specializzata “Ambiente & Sicurezza”. Partner Tecnico d’eccezione sarà BSI - British Standard Institution.