Accogliendo le numerose richieste dei lettori, inauguriamo, a partire da oggi, una nuova rubrica, curata da Tobia Zerbato, dedicata al cinema, ai migliori film proiettati nelle sale cinematografiche, ai vecchi film e a quelli diventati cult. Tra questi ultimi possiamo sicuramente annoverare “Buena vista social club” diretto da Wim Wenders.Non solo nella cinematografia di vecchia data si scovano i migliori film: anche nelle produzioni dell’ultimo decennio è possibile secernere le pellicole destinate a perdurare nella memoria dello spettatore da quelle che non riescono ad emergere dal mare della mediocrità. “Buena Vista Social Club” è un film che appartiene alla prima categoria, quella che alimenta e fortifica la settima arte. Questo documentario musicale, girato da uno dei più importanti registi tedeschi, è la cronistoria di una delle poche “reunion” musicali non mosse da meri interessi economici, ma concepita da uomini che credono nella musica a tal punto da rappresentare per loro il nutrimento ideale di cuore e mente. Ry Cooder, indubbiamente uno dei migliori chitarristi oggi su questo pianeta e già collaboratore con Wenders di varie colonne sonore dei suoi film, si reca a Cuba per rintracciare le passate glorie del Buena Vista Social Club, antico club dell’Habana. Wenders, con occhio digitale, filma questo indimenticabile viaggio tra i nostalgici ricordi, le passioni, i sogni e l’amore per la musica dei musicisti intervistati. Con movimenti di macchina che somigliano a docili ma decisi soffi di vento tra le fronde, il documentario è visivamente sorprendente e l’impatto emozionale nella stessa maniera impetuoso. “Buena vista social club” è un atto d’amore per la musica espresso dall’altrettanto importante gesto cinematografico che Wenders compie ad un passo dal nuovo millennio. Il montaggio del film vede un incastro ben rifinito delle interviste di Ry Cooder ai musicisti con il loro concerto tenutosi al Carniere Hall di New York. I racconti dei protagonisti sono commoventi e l’esibizione musicale è pura letizia non solo per gli appassionati di musica cubana. Le immagini del concerto sono bronzate in una cornice cinematografica legata al miglior Wenders, per un cinema che non si ripiega su se stesso ma che si distende nel parafrasare il motivo della sua esistenza: elargire emozioni portando notizia dell’ingegno umano e delle sue interminabili passioni. A fine pellicola sventola sul palco del concerto la bandiera cubana: un pezzo di storia della musica appartiene a Cuba come un pezzo di storia del cinema spetta a Wenders.
Tobia Zerbato


























3 commenti:
Bentornato Tobia. Anche se non ci si conosce personalmente fa piacere tornare a leggerti. Grazie.
Ivano Maddalena
Compay Segundo, Ibrahim Ferrer, Omara Portuondo, Eliades Ochoa... Mitici. Mi è venuta voglia di mare e Cohiba...
Bellissimo docu-film con un Compay Segundo superlativo!
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